Il vicinato, cuore pulsante di Matera

LA CASA GROTTA

La casa-grotta è l’abitazione tipica dei Sassi scavata nella roccia tufacea. Gran parte dei contadini materani ci viveva con tutta la famiglia e gli animali, dal mulo ai maiali.

Una bio-casa dell'antichità

Le case-grotte erano poste a pianterreno e costituite da un solo vano, illuminato ed aerato dalla porta d’ingresso e da un finestrino sistemato sulla sommità della porta stessa.

La stalla era tutt’uno con l’abitazione degli uomini: a volte la mangiatoia era tanto vicina ai letti che, durante la notte, non era cosa insolita che i muli posassero il muso sul letto del padrone.

In un angolo della stanza, si trovava il letto con il materasso ripieno di foglie di granturco, sistemato su due alti piedi per distanziarlo di molto dal pavimento, sia per sfruttare lo spazio come magazzino sia per isolare il giaciglio dall’umidità del pavimento, visto che vi era la cisterna d’acqua posta a 5-6 m sotto il piano di calpestio; infatti in assenza di acqua corrente il sistema di raccolta delle acque era l’unico modo per affrontare tutte le esigenze giornaliere e i periodi di maggiore avversità.

Accanto al letto c’era un cassettone a più tiretti che, per le famiglie più numerose, fungevano da culla per i figli in tenera età. Sopra al cassettone venivano sistemate una o più campane di vetro, contenenti i santi protettori, e molte fotografie dei parenti, vivi e defunti. Al centro della stanza si trovava un piccolo tavolo, su cui era posto l’unico piatto usato per i pasti frugali della famiglia. La parte terminale dell’abitazione era occupata dal letamaio, dal magazzino della paglia e da una piccola cava tufacea dalla quale si ricavavano i blocchi di tufo per abbellire l’ingresso dell’abitazione o per gli elementi di finitura.

In un’abitazione del genere potevano vivere fino a 10 persone, anche se bisogna dire che per vivere si intende mangiare e dormire, poiché la vita si svolgeva nel vicinato per le donne, bambini e anziani e nei campi per gli uomini.

La raccolta dell’acqua piovana, l’uso degli animali come fonte di calore naturale, il riutilizzo di materie di risulta e le tecniche costruttive atte allo sfruttamento del sole fanno delle case grotte un eccezionale esempio di architettura sostenibile. La particolarità di queste abitazioni risiede nella saggezza di una cultura contadina che, senza alcun tipo di sapere teorico, è riuscita a ingegnarsi per sfruttare al meglio le poche risorse che la natura proponeva. Di particolare e curioso interesse è la tecnica che era usata per sorreggere i pluviali per la canalizzazione delle acque piovane. Come ben si vede dalle foto, le ossa di maiale avevano una forma tale da combaciare in modo perfetto coi i coppi di terracotta.

Matera, vergogna d'Italia

Il perfetto ecosistema dei Sassi, che aveva retto per molti anni, con l’efficiente sistema di raccolta delle acque ed un buon livello di vita cominciò a declinare a partire dal 1800.

La crisi della pastorizia ha portato migliaia di contadini a lasciare le campagne più periferiche per approdare nei Sassi. Laddove prima viveva una sola famiglia ora se ne assiepano tre o quattro, causando un vertiginoso incremento della densità abitativa e, l’inevitabile peggioramento della qualità di vita. Inoltre i nuovi abitanti dei Sassi ricavavano abitazioni di fortuna anche nelle cisterne di acqua che erano vitali per l’apporto idrico dei Sassi. Con poca acqua e con il triplo di abitanti in più i Sassi collassarono portando miseria e mortalità.

La situazione peggiorò fino agli anni quaranta, quando i Sassi in questo stato pietoso furono visitati da Carlo Levi, che li descrisse nel “Cristo si è fermato ad Eboli”. Il clamore del libro di Carlo Levi spinse numerosi uomini di cultura e politici a agire in fretta per quella “vergogna d’Italia”. Alcide de Gasperi nel 1954 firmò la prima Legge Speciale per lo sfollamento dei Sassi.

Tutti gli abitanti della città dovevano forzatamente abbandonare le loro case e trasferirsi in nuovi rioni per decisione dello Stato. Era la prima volta al mondo che ciò accadeva. I più grandi imprenditori, sociologi, antropologi, architetti ed urbanisti del tempo, fra cui Adriano Olivetti, Piccinato, Quaroni e Aymonino, furono chiamati a progettare i nuovi quartieri della città che avrebbero accolto le 15.000 persone sfollate. Furono costruiti tre borghi rurali (La Martella, Venusio e Picciano) nel pieno rispetto del Piano Regolatore. Matera è stata una delle prime città italiane a dotarsi di un piano regolatore, che fu sorprendentemente seguito alla lettera.

I nuovi quartieri furono realizzati secondo il modello scandinavo, prevedendo cioè ampie zone verdi sia interne che esterne per separare i quartieri dalle larghe strade di scorrimento. Matera era così una città viva con un centro storico del tutto morto, ed i Sassi furono definiti il più grande centro storico completamente abbandonato del mondo. Il loro destino non era del tutto scontato: continuare ad essere abbandonati, demolire per poi ricostruire nuove abitazioni o recuperare le vecchie abitazioni per fare il più grande museo a cielo aperto. La via intrapresa è sotto i nostri occhi e i primi ad accorgersi della bellezza di Matera furono numerosi registi e saggisti internazionali.